Un altro esercito

Un esercito all’opera. Non di quelli che sono tornati a fronteggiarsi a suon di droni e di missili nello stretto di Hormuz. Non di quelli che continuano a spararsi e a incendiarsi sul fronte russo-ucraino. No, di quelli non ne possiamo più. Non ne possiamo più dei deliri di quei potenti del mondo che decidono della vita di milioni di persone. Che decidono del benessere, delle economie, dello sviluppo o delle crisi di intere popolazioni. Basta, lo scriviamo anche noi, stanchi, esausti e delusi, per l’ennesima volta.

L’esercito cui mi riferisco non fa rumore. Non ha armi da imbracciare.

Ha mani da stringere, braccia da allargare, sorrisi da diffondere.

Quello cui accenno è composto di ragazzi, giovani, famiglie intere, adulti e anziani che si mettono in moto per i centri estivi, i campi scuola, le route degli scout, le mille e mille proposte diverse che parrocchie, associazioni e movimenti cattolici propongono anche in questa torrida estate. Non c’è ostacolo che si frapponga, non c’è caldo che tenga o partita dei Mondiali che venga trasmessa. Quell’impegno incessante non viene meno, si ripresenta puntuale ogni anno, più forte e più accattivante di prima.

Sì, perché non è frutto di uno sforzo, di solo impegno, per quanto bello e lodevole, di tanti singoli.

Tutto questo lavorìo, tutto questo mettersi in cammino nasce da un desiderio.

Scaturisce da chi ha trovato qualcosa di bello, di decisivo, di determinante per la sua vita e fa di tutto per condividerlo. Così accade che si vada sulle Dolomiti in 200, oppure ci si metta in cammino con le tende sulle spalle per strade assolate e polverose.

Non importa come e con chi. Importa per chi, per rispondere a quale sollecitazione.

Questo esercito si mette a servizio dei più piccoli, si ritrova per pregare, cantare, giocare, passeggiare sui sentieri di montagna e ammirare un tramonto sulla Marmolada o un’alba in riva all’Adriatico. Scorrono i titoli dei tg sulle tragedie del nostro Paese e nel mondo: una triste rassegna oscura il volto bello di un’umanità che opera, resiste e si ingegna, nonostante un flusso che pare andare in senso contrario.

La chiave sta nel rispondere a una chiamata. Qualcuno convoca e ognuno è libero di dire o meno il suo sì. In gioco c’è la felicità, la cui ricerca ci fa scattare ogni mattina, col cuore inquieto, ansioso di allargare lo sguardo, per condividere, per unire e stare insieme. Un altro mondo è possibile. Ed è già qui.