Domenica 14 giugno – 11esima Domenica Tempo ordinario – Anno A

OPERAI PER LA SUA MESSE MANI PER IL SUO AMORE

Es 19.2-6a; Salmo 99; Rm 5,6-11; Mt 9,36 – 10,8

Impressiona l’attualità del Vangelo. Come ai tempi di Gesù, anche oggi esistono folle stanche e sfinite. Basta varcare la porta delle nostre case per trovare una fragilità: un lutto o una malattia, una relazione spezzata o una disabilità, la croce non manca mai…

Gesù inaugura una via nuova, racchiusa in una parola: compassione. Gesù non cambia strada, non guarda altrove, non si deprime. Lascia entrare la fragilità della folla nel suo cuore, si lascia toccare dalla loro debolezza e sente come propria la loro stanchezza. Non è una commiserazione, ma una profonda partecipazione.

Guarda oltre le apparenze, oltre il nostro presentarci come persone perfette e senza debolezze. E noi, cosa guardiamo negli altri? L’uomo è realizzato non quando vince ogni battaglia o supera ogni avversario, ma quando custodisce nel cuore la tenerezza e la misericordia. Il punto è essere capaci di vedere gli altri, saper riconoscere la sofferenza dell’altro come qualcosa che mi riguarda.

«Pregate dunque il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe». Spesso interpretiamo queste parole come un invito a pregare soltanto per vocazioni speciali. Eppure, Gesù non ha scelto i migliori, li ha scelti poveri, non dominatori e bravi. Sono loro che vengono mandati a consolare, guarire, prendersi cura, illuminare e liberare.

L’invito di Gesù dice molto di più: significa offrirmi a Dio perché mandi me come operaio della compassione, come lavoratore della pietà. Mandi me con un cuore di carne, capace di condividere il pane del pianto con chi piange, di bere il calice della sofferenza con chi soffre. Mandi me con mani che sappiano sorreggere, accarezzare e trasmettere forza: così si rende visibile Dio. «La messe è abbondante».

Lo sguardo positivo del Signore sorprende il nostro pessimismo: noi vediamo scarsità, chiese semivuote; lui vede che il seme è buono, cresce e matura. Dio riconosce in ogni cuore una terra ancora capace di accogliere e far germogliare i suoi semi divini che crescono in noi con dolcezza e tenacia, come il grano che matura.

Togliamoci dal cuore il bastare a noi stessi, per accogliere la cura che Dio ci offre e comprendere la nostra storia non come un addestramento alla vittoria, ma come un cammino di apprendimento all’amore.

Possa questa domenica aiutarci ad accettare di essere pecore senza pastore e il nostro bisogno profondo di lasciarci guidare.