Domenica 17 maggio – Ascensione del Signore – Anno A

ASCENSIONE: DIO SE NE VA PER RESTARE PIÙ VICINO

At 1,1-11; Salmo 46; Ef 1,17-23; Mt 28,16-20

Il brano di domenica 17 maggio è quello con cui si chiude il Vangelo di Matteo. Nei discepoli convivevano adorazione e dubbio: Gesù si avvicinò per sollecitare la fede e con l’autorità del Figlio dell’uomo glorioso lasciò ai discepoli la consegna di continuare la sua missione facendo discepole tutte le nazioni. Affidata la missione, il Cristo ascese al Cielo, entrò nella dimensione trascendente e misteriosa di Dio: non ci ha abbandonato, ma ci ha assicurato che sarebbe stato con noi fino alla fine del mondo.

L’ultimo appuntamento di Gesù ai suoi è su un monte in Galilea. I monti sono come indici puntati verso l’infinito, la terra che si addentra nel cielo, sgabello per i piedi di Dio, dimora della rivelazione della luce: sui monti si posa il primo raggio di sole e vi indugia l’ultimo. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù lascia la terra con un bilancio deficitario: gli sono rimasti solo 11 uomini impauriti e confusi, e un piccolo nucleo di donne tenaci e coraggiose. Lo hanno seguito per tre anni sulle strade di Palestina, non hanno capito molto ma lo hanno amato molto. E questa è la sola garanzia di cui Gesù ha bisogno. Ora può tornare al Padre, rassicurato di essere amato, anche se non del tutto capito.

Gesù compie un atto di enorme, illogica fiducia in uomini che dubitano ancora. Il Vangelo e il mondo nuovo li affida alla loro fragilità e non all’intelligenza dei primi della classe: è la legge del granello di senape, del pizzico di sale, dei piccoli che possono essere lievito e forse perfino fuoco, per contagiare di Vangelo e di nascite coloro che incontreranno.

C’è un passaggio sorprendente nelle parole di Gesù: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque». Quel “dunque” è bellissimo: per Gesù è ovvio che ogni cosa che è sua è anche nostra. Tutto è per noi: la sua vita, la sua morte, la sua forza. Dunque, andate. Fate discepoli tutti i popoli, profumate di cielo le vite che incontrate, insegnate il mestiere di vivere, così come l’avete visto fare a me, mostrate loro quanto sono belli e grandi.

E poi le ultime parole: «Io sono con voi, tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Cosa sia l’ascensione lo capiamo da queste parole. Non è andato lontano o in alto, in qualche angolo remoto del cosmo, ma si è fatto più vicino di prima. Se prima era insieme con i discepoli, ora sarà dentro di loro. Non è andato al di là delle nubi, ma al di là delle forme. È asceso nel profondo delle cose, nell’intimo del creato e delle creature, e da dentro preme come forza ascensionale verso una vita più luminosa.

Quel Gesù che ha preso per sé la croce per offrire scintille di risurrezione, per aprire brecce nei muri delle prigioni, lui è il Dio esperto di evasioni.