Domenica 24 maggio – Pentecoste – Anno A
IL SOFFIO DELLO SPIRITO PER UNA CHIESA IN USCITA
At 2,1-11; Salmo 103; 1Cor 12,3-7.12-13; Gv 20,19-23
Il Vangelo di Giovanni ci presenta la solennità della Pentecoste.
I discepoli sono chiusi in una stanza “per timore”. Questa chiusura possiamo viverla anche noi nella nostra quotidianità e non si riferisce solamente a una condizione fisica, ma a volte è legata alla paura del futuro, alla stanchezza dei conflitti o al senso di colpa per i nostri errori che ci spingono a bloccare le porte del cuore, isolandoci anche da chi ci vive accanto.
In questo piccolo spazio, entra Gesù. Non bussa, non chiede permesso e, soprattutto, non arriva con l’elenco dei rimproveri per chi lo aveva abbandonato durante la Passione. Il suo primo dono è una parola che è un balsamo che cura: «Pace a voi». Gesù è risorto e incontra i discepoli mostrando le ferite, ricordandoci che l’amore vero passa attraverso il dolore. Il dono della pace, inoltre, non significa vivere in assenza di problemi, ma avere la certezza che non siamo soli nelle nostre paure.
Procedendo nella lettura del Vangelo vediamo che Gesù “soffiò lo Spirito Santo” sui discepoli. Anche noi abbiamo ricevuto lo Spirito Santo, solo che a volte non lo riconosciamo. Ma quando siamo capaci di comprenderlo, lo Spirito ci rende capaci di ricreare i nostri legami ogni giorno. Nelle nostre case e nei nostri luoghi di vita, il ‘soffio’ di Dio si manifesta nella pazienza di chi sa ascoltare senza giudicare, nella dolcezza di un abbraccio dopo una giornata storta, nella capacità di non lasciarsi schiacciare dalle preoccupazioni.
Il Vangelo, inoltre, sottolinea un aspetto fondamentale: il mandato del perdono. “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati”. Spesso pensiamo al perdono come a un atto eroico e isolato, ma nella quotidianità il perdono è lo stile di vita dello Spirito ed è un percorso che richiede tempo e discernimento. È possibile a tutti rimanendo ancorati a Dio.
La Pentecoste è quindi la festa dell’uscita: i discepoli, trasformati dal soffio di Cristo, smettono di guardarsi tra loro impauriti e si aprono al mondo.
Noi siamo chiamati a fare lo stesso. Una casa animata dallo Spirito non è una roccaforte nella quale difendersi dal mondo, ma un luogo vivo dove si apprende l’arte dell’accoglienza imparando a capire il linguaggio dell’altro che è diverso dal nostro. Allo stesso tempo anche noi, come i discepoli, siamo chiamati a farci prossimi in un’ottica di accoglienza e ascolto, perché nell’incontro con l’altro è possibile trasformare le proprie paure e vivere la pace di cui Dio è portatore.
