Cesena
Una generazione che corre contro una Ferrari
Nell’incontro inaugurale dell’arena "Fondazione Amadori", negli spazi del Sacro Cuore di Cesena, don Luca Peyron e Marco Ramilli ieri sera si sono confrontati sull’Intelligenza artificiale. La fotogallery
È stato inaugurato ieri sera, con un incontro dedicato all’intelligenza artificiale lo spazio “arena Fondazione Amadori”, nel giardino della scuola della Fondazione Sacro Cuore, a Cesena.
“Per ore si è parlato di qualcosa che non esiste”
Protagonisti dell’appuntamento, dal titolo “La misura dell’umano: scienza ed etica nel cuore del cambiamento d’epoca”, l’imprenditore cesenate Marco Ramilli e don Luca Peyron, fondatore e direttore del Servizio per l’apostolato digitale dell’arcidiocesi di Torino. A moderare l’incontro l’assessora a Scuola e servizi educativi Maria Elena Baredi. L’evento si è aperto con un episodio raccontato da Ramilli: «Era il 2023. Un giorno freddo mi hanno chiamato per dirmi che circolava una foto del Papa con un piumino costosissimo. L’ho vista: i commenti negativi erano tantissimi. La foto era falsa e, anche dopo la smentita della Santa Sede, i commenti non si sono fermati. Per ore le persone hanno parlato di qualcosa che non esiste». Da qui, la nascita della sua startup IdentifAI, impegnata nell’identificazione di contenuti generati dall’intelligenza artificiale.
Cambio d’epoca
Per Ramilli «Stiamo attraversando un cambio d’epoca» che coinvolge in particolare linguaggio e proprietà. Il linguaggio ha spiegato, perché «in passato ci ha resi forti: un uomo da solo non poteva sopravvivere a un leone, ma dialogando e formando comunità lo si poteva dominare». Oggi anche le intelligenze artificiali comunicano. Quanto alla proprietà, «ha tre caratteristiche: si può sfruttare, usare e trarne vantaggio. Con le nuove tecnologie non è più così: spesso paghiamo abbonamenti e non otteniamo il rendimento, mentre, usando il telefono, creiamo profitti per altri, grazie ai nostri dati».
L’umano al centro
La riflessione di don Luca Peyron è partita da un’altra prospettiva: «Gli educatori ci dicono che stiamo crescendo una generazione che si sente inadeguata. È normale: è la prima generazione che corre di fianco a una Ferrari e non su una Ferrari». Negli ultimi anni, ha osservato, si è diffusa la tendenza a considerare le persone come macchine che devono essere «efficienti, efficaci e veloci». Il sacerdote ha spiegato anche il motivo dell’interesse della Chiesa per il tema: «Cristo era autenticamente uomo e autenticamente Dio. Alla Chiesa interessa l’intelligenza artificiale perché ci preme che l’uomo resti autenticamente umano. Non dobbiamo umanizzare la tecnica – ha aggiunto – ma usarla per risparmiare tempo e fatica, per poi dedicarli a ciò per cui la tecnica non serve».
Scuola, lavoro e dialogo tra generazioni
Per Peyron una priorità è avviare un dialogo intergenerazionale che porti «la saggezza esistenziale che un ventenne non può avere». Serve inoltre ripensare il mondo della scuola e quello del lavoro. «Non ha più senso una scuola in cui si è giudicati per rispondere bene o male a una domanda prefabbricata: così si valuta una persona come si valuterebbe una macchina». Il lavoro invece «deve diventare una vocazione. I giovani cercano contesti in cui possano manifestare sé stessi. Le imprese sono chiamate a far fiorire le vocazioni».
Parità di genere e sviluppo delle imprese
Nel dialogo è emerso anche il tema della presenza femminile nel mondo tecnologico. «Quante donne mancano? È la società a rimetterci se mancano?», ha chiesto l’assessora Baredi. Ramilli ha portato la propria esperienza: «Abbiamo provato in tutti i modi a raggiungere la parità, ma il massimo risultato è stato il 15 per cento di presenza femminile in una mia vecchia startup. Eppure, la parità porta benefici concreti: riduce il turnover, amplia il mercato e aiuta a raggiungere più clienti». La difficoltà nasce già a livello accademico, dove persiste una carenza di studentesse nei percorsi Stem. L’imprenditore ha citato anche un caso di selezione automatizzata del personale che aveva prodotto quasi esclusivamente curriculum maschili, segno di bias ancora presenti negli algoritmi. «La parità – ha concluso – non è solo una questione di compliance (conformità, ndr), ma un vantaggio reale per le imprese».
IA per capire chi siamo
Nelle battute finali, don Luca Peyron ha riportato la riflessione sul piano antropologico: «L’intelligenza artificiale ci restituisce una grande domanda: chi siamo? Ci aiuta a comprendere l’essere umano per differenza rispetto alla macchina». La tecnologia, ha osservato, può diventare occasione per cambiare sguardo sul mondo e riscoprire la bellezza dell’umano: «Abbiamo un solo pianeta, non c’è un piano B. L’augurio è che l’IA ci aiuti a ripensare la grandezza – e la fragilità – dell’essere umano, evitando di descriverlo come una macchina».
Uno spazio a disposizione della città
A conclusione della serata si è svolta l’inaugurazione ufficiale dell’Arena della Fondazione Amadori, con gli interventi di Giovanni Taioli, della Fondazione Sacro Cuore, e Gianluca Giovannetti, della Fondazione Amadori. Taioli ha sottolineato come «Rendere più bello il luogo in cui si studia e si trascorre la giornata è per noi importantissimo, così come lo è il sostegno della società civile e dell’impresa». Giovannetti ha evidenziato il desiderio di rendere vivo lo spazio inaugurato: «Possiamo ritenerci soddisfatti, ma ora l’obiettivo è far vivere questo luogo. Le persone hanno bisogno di momenti come questi per crescere e avere strumenti che le aiutino a riflettere e a essere persone pensanti». In chiusura, l’assessora Maria Elena Baredi ha espresso l’augurio dell’amministrazione: «Abbiamo bisogno di un luogo fisico in cui incontrarci con i nostri corpi e le nostre voci. Grazie per aver donato alla città uno spazio a disposizione della Fondazione Sacro Cuore e dell’intera comunità».
Di seguito, la fotogallery di Sandra e Urbano fotografi (Cesena).
