Diocesi
L’arcivescovo Caiazzo ai preti: “Essenziale è la disponibilità dei sacerdoti e dei diaconi”
"Non è più il tempo di coltivare il proprio orticello. Siamo chiamati ad essere una Chiesa sinodale continuamente in uscita", ha aggiunto il presule. Nei prossimi giorni saranno rese note le nomine
“Non è più il tempo di trovare una sistemazione rimanendo sempre nella stessa parrocchia o esercitando lo stesso ministero in Curia”, ha fatto presente ai preti
Di seguito pubblichiamo la lettera che il vescovo di Cesena-Sarsina, l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, ha letto ieri nel consueto incontro con i sacerdoti che si tiene ogni anno a Martorano in occasione della festa del Sacro Cuore di Gesù cui il locale santuario, che è anche chiesa parrocchiale, è dedicato. La lettera è in vista delle nomine che verranno comunicate nei prossimi giorni. Ecco il testo.
Ogni anno si vive l’attesa per le nuove nomine. Una Chiesa in cammino
Carissimi confratelli sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose, sorelle e fratelli tutti, ogni anno si vive l’attesa di conoscere le nuove nomine che il vescovo deve annunciare. Sarebbe riduttivo renderle note semplicemente, senza farle precedere da una lettura del cammino che come Chiesa di Cesena-Sarsina stiamo facendo, senza esaminare difficoltà, problemi, esigenze nuove, disponibilità dei presbiteri e dei diaconi.
Faccio mie le parole di Benedetto XVI, quando incontrando il clero di Aosta diceva: “Vedervi riuniti, e così vedermi unito a voi, essere vicino ai sacerdoti che lavorano giorno dopo giorno per il Signore come seminatori della Parola, è per me un conforto e una gioia” (25 luglio 2005). Come ben sapete ogni decisione è frutto di preghiera, confronto e discernimento con i singoli confratelli sacerdoti delle diverse vicarie, accogliendone le esigenze.
Ringrazio chi si mette a disposizione
Ringrazio di cuore, a nome dell’intera nostra Chiesa Diocesana, quanti hanno già condiviso le scelte, allargando gli orizzonti del loro operare pastorale e, in tanti casi, mettendosi spontaneamente a completa disposizione per sopperire alle nuove esigenze.
Ciò che per noi è importante è quanto dice l’evangelista Marco: «ne costituì Dodici, che chiamò apostoli, perché stessero con Lui e per mandarli a predicare» (Mc 3,14).
Essere pronti ad andare dove Lui ci invia
Ognuno di noi sa che dall’intimità con Gesù nasce la gioia della missione di essere sempre pronti ad andare dove Lui ci invia. Nel linguaggio che si fa sempre più strada oggi si chiama “corresponsabilità pastorale”: servire l’intera Diocesi dove sentiamo tutti gli altri non come collaboratori (perché svolgono alcuni servizi), bensì corresponsabili nella diversità di ministero: presbiteri, diaconi, religiosi/e, laici, comunità parrocchiali. “Il Signore parla del seminatore che semina nel campo del mondo. E il seme sembra come la sua Parola, come quelle guarigioni, una cosa veramente piccola in confronto con la realtà storica e politica. Come il seme è piccolo, trascurabile, così anche la Parola” (Benedetto XVI). Ma è questo seme che cambia la nostra storia, la storia di ogni uomo. Noi siamo, come Giovanni Battista, “Voce” ma non la Parola.
Prima di tutto il bene dei sacerdoti
Credo che a nessuno di voi sfuggano queste considerazioni:
1. Come vostro pastore e vescovo il Signore mi chiama a tener presente prima di tutto il bene dei confratelli sacerdoti e dei diaconi (non posso non tener conto delle loro difficoltà, dell’età, delle sofferenze, delle richieste, della disponibilità), di conseguenza la cura e la sollecitudine per le diverse situazioni dell’intera comunità diocesana.
2. Con il numero di sacerdoti che continua a diminuire e l’età media che aumenta, se lo scorso anno dicevo che la coperta era troppo corta, quest’anno aggiungo che continua a restringersi.
3. Quanto avviato negli anni passati, attraverso le unità pastorali e parrocchiali, deve trovare un assetto che induca a ripensare meglio alcuni contesti parrocchiali.
4. Essenziale è la disponibilità dei confratelli sacerdoti e diaconi per aiutarci reciprocamente nel servire tutte le comunità parrocchiali, dalle più piccole e a volte isolate alle più grandi. Diversamente riesce difficile portare avanti il progetto pastorale ed attuare il cammino sinodale.
5. Tutti sappiamo che le decisioni pastorali, quali trasferimenti e nomine, non sono mai facili e comportano inevitabilmente sofferenze sia ai diretti interessati che alle comunità parrocchiali. Ma non dimentichiamo che le decisioni del vescovo sono anche la conseguenza di tante situazioni impreviste che in parte ho già citato (malattie, anzianità, sofferenze personali) che conservo per me.
6. Aggiungo che ormai si avverte la necessità di riorganizzare il ministero sacerdotale, soprattutto perché sta aumentando il bisogno che un presbitero serva più parrocchie, con la progettazione di nuove metodologie, che prevedano un lavoro pastorale in sinergia tra parrocchie e soprattutto tra sacerdoti. Non è più il tempo di coltivare il proprio orticello. Siamo chiamati ad essere una Chiesa sinodale continuamente in uscita.
7. In Italia la Conferenza episcopale ha disposto che, quando la nomina viene fatta a tempo, abbia la durata di nove anni. È una direttiva che, in alcuni casi, genera comprensibili difficoltà e sofferenze, ma la Chiesa ci insegna che mira a favorire la rigenerazione spirituale delle comunità e degli stessi sacerdoti.
La cura della vita interiore e spirituale
Mi piace riportare quanto Leone XIV ha detto nella recente visita a Napoli, rivolgendosi ai sacerdoti, ai religiosi/e, ai diaconi, ai consacrati/e: “… abbiamo bisogno di cura. Anzitutto la cura della vita interiore e spirituale, alimentando costantemente la nostra relazione personale con il Signore nella preghiera e coltivando la capacità di ascoltare ciò che si agita dentro di noi, per fare discernimento e lasciarci illuminare dallo Spirito. Ciò richiede anche il coraggio di saperci fermare, di non aver paura di interrogare il Vangelo sulle situazioni personali e pastorali che viviamo, per non ridurre il ministero a una funzione da svolgere. La cura del nostro ministero, però, passa anche attraverso la fraternità e la comunione. Una fraternità radicata in Dio, che si esprime nell’amicizia e nell’accompagnamento vicendevole, così come nella condivisione di progetti e iniziative pastorali. Essa va considerata «come elemento costitutivo dell’identità dei ministri, non solo come un ideale o uno slogan» (Lett. ap. Una fedeltà che genera futuro, 16). Allo stesso tempo, proprio perché oggi siamo più esposti alle derive della solitudine vivendo in un ambiente culturale più complesso e frammentato, la fraternità chiede di essere coltivata e promossa, magari anche con nuove «forme possibili di vita comune» (ivi, 17), in cui i presbiteri possano aiutarsi a vicenda ed elaborare insieme l’azione pastorale. Si tratta non solo di partecipare a qualche incontro o evento, ma di lavorare per vincere la tentazione dell’individualismo. Pensiamoci preti e religiosi insieme! Esercitiamoci nell’arte della prossimità!”.
Nella fede che professiamo siamo tutti invitati a risentire il fuoco dello Spirito Santo, come a Pentecoste, avendo il coraggio di accogliere quanto ci viene chiesto.
Come vescovo devo provvedere nel governare la nostra Chiesa locale ricordando a tutti la missione che il Signore ci ha affidato.
Siamo tutti corresponsabili
Non è più il tempo di trovare una sistemazione rimanendo sempre nella stessa parrocchia o esercitando lo stesso ministero in Curia. Dobbiamo aiutarci sentendoci tutti corresponsabili: sacerdoti, religiosi/e, diaconi, laici.
A nome personale e della Chiesa di Cesena-Sarsina, ringrazio ancora i presbiteri diocesani e religiosi che accogliendo il mio invito all’ultimo ritiro spirituale, si sono resi disponibili con generosità ai trasferimenti. Li ringrazio anche per il bene che hanno fatto nelle comunità che lasciano.
Nello stesso tempo ringrazio le comunità e ciascun fedele per la corresponsabilità vissuta in questi anni con i loro parroci, ora chiamati a servire altre comunità. Accompagnateli con la preghiera e accogliete i nuovi pastori cordialmente e con rinnovata fedeltà. Non dimentichiamo che ogni sacerdote è unico: non esistono i cloni. La vostra generosità è benedetta dal solo Pastore bello, Gesù, per la sua Chiesa, e che nell’oggi che viviamo ci chiama ad operare nella nostra Diocesi.
Vi chiedo anche di aiutare i nuovi parroci affinchè si esprimano al meglio, per il bene di tutti, secondo i talenti e le capacità personali. Se la parrocchia non è mai proprietà di un parroco, ancor peggio di laici che potrebbero rivestirsi di un’autorità che compete loro nel ruolo di “tutto fare”.
Bisogna promuovere la ministerialità facendo spazio a laici formati, capaci di mostrare il volto di una Chiesa che serve, accoglie, sa soffrire in silenzio, testimonia il Vangelo della Carità. La nostra Scuola di Teologia e l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Forlì stanno dando un notevole apporto.
Il grazie ai sacerdoti anziani
Ai sacerdoti anziani che hanno presentato le dimissioni, che lasciano l’incarico di parroco, dopo una vita dedicata al ministero pastorale con dedizione, amore, e non pochi sacrifici, rivolgo un sentito grazie a nome di tutti, augurando loro di continuare il servizio sacerdotale con altre modalità. Abbiamo bisogno del sostegno della vostra preghiera, della vostra disponibilità per le confessioni e l’accompagnamento spirituale. Vi ringrazio dal profondo del cuore.
Due novità
Nonostante tutte le difficoltà che s’incontrano, il Signore che è fedele ci meraviglia e ci indica nuove strade e presenze:
- Presso la Chiesa di San Bartolo dovrebbe arrivare una giovane Comunità religiosa per avviare un Centro di spiritualità, mettendosi a servizio dell’intera nostra Diocesi: Comunità mariana “Le cinque pietre”: un sacerdote, un monaco e tre monache.
- Presso la Casa del clero sarà presente una comunità di suore che opererà, in caso di necessità, nella stessa casa, e, come Oss al Don Baronio.
Spero di rendere pubbliche le nuove nomine e incarichi per sacerdoti, diaconi, laici appena possibile.
Auguri di buon lavoro nella vigna del Signore
Auguro ai nuovi parroci e a chi per la prima volta viene investito del ministero di parroco, a tutto il Presbiterio diocesano e religioso, ai singoli laici e alle rispettive comunità un buon lavoro pastorale nella vigna del Signore e assicuro a tutti la mia Benedizione e la mia paterna preghiera, affidandovi alla Madonna del Popolo e alla protezione di san Mauro e san Vicinio.
Vi abbraccio e benedico. Pregate per me.
Antonio Giuseppe Caiazzo, arcivescovo – vescovo di Cesena-Sarsina