Omelia Papa a Lampedusa: no a “calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui”

"Per l'Europa si tratta di una chiamata epocale", ha aggiunto Prevost

Papa Leone oggi a Lampedusa tratta dalla diretta di Tv2000. Nella foto, mentre pronuncia l'omelia
Papa Leone oggi a Lampedusa tratta dalla diretta di Tv2000. Nella foto, mentre pronuncia l'omelia

Ampia sintesi del commento al Vangelo proposto da Leone XIV

Sulle orme di papa Francesco

“Il Vangelo risuona dove i popoli si incontrano, le persone si accolgono, le loro vicende si intrecciano, le diverse culture si pongono in dialogo. Diventa muto, invece, dove ognuno fa di sé stesso un’isola, dove il contatto è evitato, lo scambio è interrotto”. È iniziata questa metafora l’omelia pronunciata dal Papa nel Campo sportivo “Arena” di Lampedusa, momento conclusivo della sua visita pastorale nell’isola, porta d’Europa per tanti che emigrano dall’Africa. “Dio ci ama sempre per primo”, ha esordito Leone XIV: “La bellezza del mare, di quest’isola e dei vostri volti è un riflesso della sua iniziativa gratuita: l’amore ci precede, ci circonda e ci raduna”. “Sono grato al Signore di potervi visitare, sulle orme di papa Francesco, che l’8 luglio 2013 volle venire a Lampedusa nel suo primo viaggio da successore di Pietro”, il primo omaggio di Leone che ha ricordato come “gli apostoli hanno navigato nel Mediterraneo e sperimentato l’ospitalità degli abitanti delle sue isole e delle sue coste, da millenni crocevia di civiltà.”

Tanti i grazie di Prevost

“Sono venuto a ringraziarvi, fratelli e sorelle di Lampedusa, per la prossimità che molti fra voi hanno scelto di esercitare – ha aggiunto il Pontefice -. È avvenuto ancora il miracolo della compassione, una rivoluzione interiore che fa affiorare in noi il sentire di Dio e allarga i pensieri, il cuore e la vita”. Poi una serie di ringraziamenti: “Dico grazie ai volontari, alle associazioni, raccolte nel Forum Lampedusa Solidale, alle istituzioni civili, alla Guardia Costiera, ai Sindaci e alle amministrazioni che nel tempo si sono succeduti; grazie ai diaconi, ai preti, alle religiose, ai medici, agli psicologi, agli educatori; grazie alle forze di sicurezza e a tutti coloro che, con o senza il dono della fede, hanno scelto di amare insieme. Sì, perché tra voi è l’amore a essersi organizzato, quell’amore di cui la compassione, che vede il fratello in mare, è come il primo fremito, la chiamata profonda a osare ciò che mai avreste pensato”.

Poveri che aiutano altri poveri

“Il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l’idea che tali problemi non ci riguardano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui, il lento e difficile passaggio da una mera gestione delle emergenze all’elaborazione di politiche organiche e condivise”. Sono queste, per il Papa, le occasioni del “passare oltre” il dramma dei migranti. E ai migranti presenti al Campo sportivo “Arena” Leone XIV ha rivolto un saluto particolare: “Saluto le persone migranti che sono qui: loro stesse non hanno soltanto ricevuto, ma molte volte esercitato la solidarietà nel loro viaggio, come poveri che aiutano i più poveri. Grazie, fratelli e sorelle, perché non c’è niente di scontato nel vostro farvi prossimi, niente di automatico. La parabola ce lo racconta: l’amore è sempre nella libertà e la libertà sta nelle decisioni. C’è anche chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere. I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate”.

Un appello all’Europa

“Da questo estremo lembo d’Europa nel Mare Mediterraneo, si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee”. È la fotografia scattata dal Papa che ha lanciato un forte appello al nostro continente. “Anche per questo aspetto – come per quelli della transizione ecologica e della promozione della pace – l’Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità”, le sue parole: “Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, l’Europa è in grado – in quest’area – di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare. Tutto questo vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona. È un compito delle istituzioni pubbliche ma anche di tutta la società civile e della Chiesa”.

Non innalzare muri invisibili tra naufraghi e vacanzieri

Non “innalzare un muro invisibile fra il mare dei naufraghi e quello dei vacanzieri”, ha chiesto il Papa citando le parole pronunciate a Tenerife, durante il suo recente viaggio apostolico in Spagna. Poi ha fatto notare che “anche a Lampedusa la cultura dell’accoglienza ha una vocazione turistica, che – purtroppo – può sentirsi minacciata dalle rotte migratorie e svilupparsi nell’indifferenza, o persino in contrapposizione ai loro aspetti drammatici”. “Per molti vacanza è solo distrazione, leggerezza, spensieratezza”, ha osservato Leone XIV: “Allora sembra che si debba innalzare un muro invisibile fra il mare dei naufraghi e quello dei vacanzieri”. “Abbiate l’audacia di pensare diversamente”, l’invito: “Poco a poco, con creatività, riuscirete a far sì che chiunque trascorre un periodo, anche di riposo, su quest’isola, possa diventare più umano misurandosi con la vostra carità, con ciò che il mare vi ha insegnato, con gli incontri che vi hanno educato. C’è autentico riposo, infatti, dove il senso della vita è ritrovato; e vero benessere quando l’economia è giusta e fraterna”.

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