Cosa pensa il Papa del villaggio globale. I retroscena che nessuno ti ha mai detto
“Il segreto che i professionisti non vogliono farti conoscere”. “Un dettaglio che tutti stanno ignorando”. “Non crederai a quello che è successo dopo”. Navigando online, vi siete mai imbattuti in titoli come questi? Si tratta di frasi ad effetto, esche per farti cliccare sul link. In inglese: “clickbait”.
Una tecnica comunicativa che utilizza toni sensazionalistici, curiosità artificiali o promesse esagerate per indurre una persona ad aprire una pagina online. L’obiettivo non è tanto informare, quanto catturare l’attenzione per qualche secondo in più (mentre ti scorrono davanti i popup pubblicitari). Per queste ragioni il clickbait è diventato uno dei simboli della cosiddetta “economia dell’attenzione”, un sistema in cui si compete continuamente per ottenere visualizzazioni, reazioni e tempo degli utenti.
Non sorprende, allora, che Leone XIV abbia scelto per la 61ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali il tema: “Uno sguardo nuovo: prestare attenzione nell’era del clickbait”. Il Papa invita infatti a una “conversione dello sguardo”, cioè a imparare di nuovo a guardare le persone, il mondo e noi stessi con attenzione e amore, senza fermarci alla superficie.
Ogni giorno scorriamo centinaia di contenuti sul telefono: notizie, fotografie, messaggi, video. Il pollice si muove velocemente, mentre l’attenzione rallenta. O meglio: scompare. Siamo sempre informati, ma non sempre realmente consapevoli. Conosciamo molte cose, ma spesso in modo frammentario.
Il Papa propone qualcosa di più profondo: recuperare la capacità di prestare attenzione, parola che deriva da ad-tendere, cioè protendersi verso l’altro e verso la verità. L’attenzione non è semplicemente una funzione mentale; è una forma di generosità.
Pensiamoci bene: le persone che ci hanno fatto sentire davvero importanti non sono state quelle che ci hanno parlato di più, ma quelle che ci hanno ascoltato meglio. Lo stesso vale nella comunicazione, compresa quella religiosa. La comunicazione migliore non è quella che cattura l’attenzione con un’esca, ma quella che merita attenzione perché offre qualcosa di vero e significativo.
Forse la sfida più grande del nostro tempo consiste proprio nel passare dall’“acchiappare attenzione” al “prestare attenzione”. Nel primo caso cerchiamo di attirare gli sguardi su di noi; nel secondo impariamo a rivolgere il nostro sguardo agli altri.
Perché alla fine il vero problema non è quanti clic facciamo in un giorno. È capire se, tra un clic e l’altro, siamo ancora capaci di incontrarci davvero.
