Domenica 18 ottobre – 29esima Domenica Tempo ordinario – Anno A 

CRISTIANI NEL MONDO OGNUNO È IL VOLTO DI DIO

Is 45,1,4-6; Salmo 95; 1Ts 1,1-5; Mt 22,15-21

Abituati come siamo a monetizzare quasi tutto, alla domanda «è lecito o no pagare il tributo a Cesare?» contenuta nel testo evangelico di domenica 18 ottobre, verrebbe spontaneo rispondere: «Sì, sarebbe giusto, peccato che ormai le tasse siano in pochi a pagarle».

I farisei e gli erodiani pensavano grazie a questa domanda di mettere in difficoltà Gesù. Tuttavia la risposta data dal figlio di Dio è chiara e incisiva al punto da non consentire repliche ai suoi interlocutori.

La prima parte – «rendete a Cesare quel che è di Cesare» – sollecita uomini e donne di ogni tempo a essere presenti e partecipi della vita pubblica, in ogni suo aspetto. Questo significa non tanto e non solo pagare le tasse. Implica l’interesse per la politica, la cultura, il lavoro e ogni altro aspetto del vivere sociale. Significa anche curare le relazioni umane e non chiudersi in se stessi, con la consapevolezza che ogni vita è un regalo di Dio che va condiviso.

Cristo conclude la sua risposta chiedendo di rendere «a Dio quel che è di Dio». È un’affermazione profonda che punta il dito sulle scelte di uomini e donne di tutti i tempi, anche oggi. Gesù rende chiara una verità: non siamo solo un corpo che abita la Terra per un certo numero di anni.

Siamo molto di più: siamo spirito, siamo stati creati a immagine di Dio. Ci ha pensati fin dall’eternità. Per questo la nostra vita non ci appartiene e a Lui la riconsegniamo al termine del nostro cammino terreno.

Ed è per questo motivo che nessuno ha il diritto di uccidere un uomo o una donna, qualsiasi sia la motivazione che egli possa addurre.

È molto triste, oggi, vedere governanti e uomini potenti usare il nome di Dio per combattere guerre, uccidere migliaia di bambini, donne, anziani. Un comportamento disumano che il Presidente della Repubblica ha condannato, come lo scorso 4 ottobre ad Assisi: «Non c’è colpa maggiore di quella di uccidere altri uomini in nome di Dio». È altrettanto triste assistere al diffondersi di pratiche come l’aborto e l’eutanasia che troncano vite nel loro sbocciare o nel loro lento appassirsi.

Abbiamo una strada per invertire questa tendenza: farci operatori di pace e giustizia nel nostro piccolo, nel quotidiano. Non basterà a fermare le guerre ma aiuterà a diffondere nel mondo un po’ di umanità.