Accanto a Leone

Siamo rimasti increduli. È accaduto domenica scorsa, all’annuncio dato dopo la preghiera dell’Angelus. Leone XIV ha parlato della necessità di un intervento chirurgico per un nodulo al polmone (cfr pag. 11 edizione cartacea). La notizia ha lasciato il mondo intero senza fiato. A neanche un anno e mezzo dall’elezione dell’8 maggio 2025, il Pontefice deve ricorrere a importanti cure sanitarie.

Per la prima volta un Papa entra in maniera così precisa in argomento. Lo fa con una serenità che suscita molto stupore. La gente in piazza San Pietro, a Roma, rimane senza parole. Scendono le prime lacrime, mentre Prevost chiede di pregare per lui.

Il mondo è cambiato ed è mutato anche il modo di intendere il primato del successore di Pietro. Lo stile del Papa americano, dopo una fase di studio durata quasi un anno, ormai è chiaro. Non si tralascia nulla della realtà. La si affronta per quella che è e si dice quel che si pensa, come nel caso delle guerre in corso nel mondo, di chi le provoca, e della sua salute.

La Chiesa, anche nelle sue massime istituzioni, vuole essere trasparente. Fino a poco tempo fa era impensabile che un Papa potesse andare in ospedale. Per questo Paolo VI, nel 1967, venne operato nell’appartamento pontificio. Poi ci sono stati gli esempi di Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI e di papa Francesco, con numerosi ricoveri al policlinico Gemelli di Roma.

La comunicazione della malattia di Leone XIV ha suscitato un moto di solidarietà in tutto il pianeta. Ovunque si sono organizzati momenti di preghiera per invocare la protezione di Maria sulla salute del Papa. Rosari sono stati recitati nelle parrocchie, da associazioni e movimenti ecclesiali, anche nelle nostre Diocesi. I vescovi e i sacerdoti si sono stretti attorno al Pontefice e hanno invitato tutti a pregare.

Ci sono state anche reazioni violente, in particolare sui social. Poi si è visto che molte erano il risultato di un’attività informatica di propaganda con basi in Russia (cfr pag. 13 edizione cartacea).

A novembre è in programma il viaggio in Sudamerica. Prevost non vuole mancare all’appuntamento con il “suo” Perù. Lì vuole tornare, dove si trova parte del suo cuore. La Chiesa è missionaria e non può restare chiusa dentro le mura. Leone va per le strade del mondo, come i predecessori, in linea con loro.

Non si torna indietro, come qualcuno avrebbe sperato. Ma erano per lo più bot. Adesso tutti lo sappiamo.