Romagna
Nel faentino un polo europeo del kiwi
Taglio del nastro a Castel Bolognese per Agrintesa
Somma 25 milioni di euro l’investimento programmato e portato a termine in due anni dalla cooperativa ortofrutticola Agrintesa che ha sede a Faenza e presenze in diverse regioni d’Italia.
Questo ingente investimento riguarda la sede produttiva di Castel Bolognese, attiva da 35 anni, e dove è primariamente concentrata la lavorazione del kiwi.
“Un polo europeo del kiwi”, si è sentito dire da più parti nella mattinata di ieri, giovedì 3 settembre, nel contesto di un evento di inaugurazione denominato: “Oltre, l’evoluzione che crea valore”.
Il taglio del nastro
I vertici di Agrintesa (presidente Aristide Castellari e direttore Cristian Moretti) hanno invitato soci e maestranze, aziende intervenute dalla progettazione alla realizzazione dell’opera, i vertici di Confcooperative nazionale (presidente Maurizio Gardini e Raffaele Drei presidente filiera Agroalimentare), e i politici: dai sindaci di Castel Bolognese (Luca Della Godenza) e Faenza (Massimo Isola), al presidente della Regione (Michele De Pascale) con l’assessore all’Agricoltura (Alessio Mammi), fino al ministro dell’Agricoltura (Francesco Lollobrigida).
In tutto un migliaio di persone che dopo il taglio del nastro hanno potuto visitare questo gioiello di innovazione, digitalizzazione e sostenibilità.

I numeri
Qualche numero per dare l’idea dell’opera. Allo stabilimento già esistente sono state aggiunge 44 nuove celle in atmosfera controllata per aumentare del 54% la capacità di conservazione e stoccaggio.
Si punta ai 600mila quintali di frutta ogni anno, in particolare Kiwi giallo e verde. Ed è proprio il Kiwi al centro di una strategia di crescita messa a punto in Agrintesa che in questo frutto ha il 30% del suo paniere produttivo. Si tratta di 3.200 ettari coltivati da 747 aziende agricole. Il 53% di queste sono nella nostra Regione, il 26% in Lazio, il 19% in Calabria e il 2% in Veneto.
Una volta dato il via alla raccolta, per circa quindici giorni arriveranno qui sui 20mila quintali di kiwi al giorno pronti per essere lavorati.
Il sistema di scafalatura automatica è altamente tecnologico e consente una precisa tracciabilità di prodotto secondo le richieste dei clienti. Per il Kiwi giallo la capacità di lavorazione passa da 230mila a 340mila quintali annui (+48%); per il verde, si passa da 100mila a 150mila quintali annui (+50%).
Inoltre sul tetto della struttura, già dotata di sistemi capaci un 15% di risparmio energetico rispetto ai consumi attuali, sono stati collocati una serie di pannelli fotovoltaici per 2.300 kwp che possono raggiungere una produzione elettrica annua di 2,86 GWh.
Gli investimenti
E per avvalorare la definizione di polo europeo del kiwi, veniamo ai fondi investiti. A completare il preventivo fatto ci si è adoperati nella ricerca di fondi europei del Pnrr. Il ministro Lollobrigida, il cui Ministero ha contribuito a questa ricerca, ha sottolineato che per l’agricoltura nel Pnrr si è partiti da tre milioni preventivati che solo nel tempo si è riusciti a portare a otto grazie a progetti pronti e fattibili in tempi ragionevoli come quello di Agrintesa.
Rispetto alle giornate di lavoro si pensa che entro il 2030 possano passare dalle attuali 45mila a circa 70mila. Con una possibile crescita degli addetti da 280 a 450 (+60%).
Questi numeri segnano la capacità di fare grandi progetti da parte della cooperazione, con riflessi evidenti sul territorio, compresi i redditi delle famiglie dei soci.
Diversi interventi hanno sottolineato la capacità realizzativa della cooperazione per cui è stata anche pronunciata una frase di papa Francesco che affermava: “In cooperativa, uno più uno fa tre!”.
