Come da copione

Nessun ribaltone. Anzi. Il centrodestra tiene e vince a Venezia al primo turno. A Salerno torna Vincenzo De Luca, sindaco per la quinta volta. A Reggio Calabria il candidato della coalizione che sostiene il governo sfiora il 70 per cento. La Toscana torna a essere più di sinistra, la Romagna lo rimane, in gran parte.

Questi sono alcuni segnali emersi dalle urne di domenica e lunedì scorsi. Un mini test elettorale, amministrativo, è bene ricordarlo, che ha coinvolto un decimo degli elettori e circa 750 comuni, con alcuni capoluoghi. L’affluenza è diminuita di circa 5 punti rispetto alla tornata precedente che venne associata al referendum sul taglio del numero dei parlamentari che forse costituì un traino verso il voto. 

Nei tre comuni coinvolti sul territorio delle nostre tre diocesi, tutto come da copione. A Faenza è stato riconfermato Massimo Isola. A Cervia ha vinto la coalizione di centrosinistra guidata da Mirko Boschetti. A Verghereto, in alta Valle del Savio, in uno dei paesi più piccoli, si è confermata una lista civica appoggiata dal centrodestra. Al sindaco Enrico Salvi è succeduto Simone Mercatelli.

L’effetto referendum, che più di uno si attendeva nel campo largo, non c’è stato. La bocciatura dei quesiti sulla riforma della magistratura non ha inciso sul voto locale. Va detto e ribadito che le elezioni di domenica scorsa hanno un valore molto diverso e gli elettori, nonostante quel che spesso si sostiene, votano molto guardando i candidati che si propongono per la soluzione di questioni che poco o nulla hanno a che fare con il governo nazionale e tanto meno con i quesiti referendari.

Di certo, dopo questa consultazione, sono meno forti le spinte verso elezioni politiche anticipate. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni esce più salda. Il centrosinistra appare ancora troppo diviso al suo interno e incapace di proporre soluzioni condivise. Dove si unisce, magari contro avversari divisi, come in diversi comuni della Romagna, ottiene risultati ben diversi.

Rimangono le questioni aperte, per il Paese, al di là del voto di domenica scorsa. I costi dell’energia preoccupano famiglie e imprese e condizionano la crescita, autentico handicap italico rispetto ai partner europei. Pensioni, salari e stipendi vengono erosi dall’inflazione che, per le tensioni internazionali e per le guerre in corso, è tornata a salire. Chi governa deve mettersi nei panni di chi fatica ogni giorno e ne deve incarnare i bisogni. Alla maniera dei sindaci.