L’Italia per la pace

Mattarella docet. Il presidente della Repubblica, lunedì scorso, parlando agli ambasciatori alla vigilia delle celebrazioni per gli 80 anni della Repubblica italiana ha usato parole che meritano di essere riprese. Citando le relazioni tra Stati, il presidente ha detto che a prevalere deve «essere la forza della legge e non la prepotenza della forza delle armi».

È l’esatto contrario di quel che stiamo vivendo negli ultimi anni, prima con il conflitto in Ucraina avviato con l’invasione russa del 24 febbraio 2022, poi con la guerra in Medio Oriente e la distruzione di gran parte della Striscia di Gaza scoppiate dopo l’attacco di Hamas in Israele del 7 ottobre 2023. In corso c’è pure il conflitto tra Usa e Iran, altro focolaio che incendia il mondo incapace di intraprendere strade di riconciliazione e di pace.

Mattarella ha insistito sulla necessità di riprendere i dialoghi e i rapporti tra le Nazioni, minacciati dai continui conflitti. «Una tendenza regressiva dell’ordine internazionale – ha aggiunto il presidente – che ha avuto un acceleratore preciso: l’ingiustificabile invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa. Avvertiamo come nostra la causa della indipendenza e della libertà di Kyiv».

Non ha fatto sconti Mattarella e ha detto a chiare lettere da che parte si schiera l’Italia. Sta con l’Ucraina che ha subito l’invasione, ma non smette di cercare azioni diplomatiche e soluzioni di pace. «Si tratta di questione di volontà e di scelte», ha ribadito. Inutile pensare che non si possa riuscire. Stiamo dalla parte della pace o della guerra? Del dialogo, della riconciliazione o dello scontro?

Il voto delle donne, vissuto per la prima volta in Italia nel 1946 in occasione del referendum per la scelta della repubblica, sancì un passaggio verso la libertà dell’intero popolo italiano. Fu «un segnale di autentica svolta democratica», come ha spiegato Mattarella lunedì scorso, grazie al quale i cittadini vennero chiamati a esprimersi. Un passaggio fondamentale per il nostro Paese che da allora ha imboccato la strada della partecipazione di tutti.

«Un percorso nuovo – ha proseguito il presidente – basato su libertà, pace, democrazia e giustizia sociale, sancito dalla Costituzione che sarebbe entrata in vigore il primo gennaio 1948». Valori ai quali non vogliamo rinunciare e che il nostro Paese è chiamato a portare in ogni contesto internazionale