Poi c’è la realtà
La realtà supera l’idea. Lo ricorderebbe papa Francesco con uno dei quattro principi enunciati nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium.
E lo farebbe anche davanti alla proposta lanciata domenica scorsa, in maniera alquanto sguaiata, dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Sì, perché il tetto del 30 per cento di alunni stranieri nelle classi italiane si scontra con i dati di fatto e con il diritto, da parte di tutti, di poter frequentare la scuola scelta.
La realtà racconta un’altra Italia, rispetto a quella descritta dalla Meloni che ha voluto fare leva sui malesseri di una fetta di elettorato, usando un tema sensibile, più da tribuno di piazza che da inquilino di palazzo Chigi. Come ha scritto martedì scorso il quotidiano Avvenire in prima pagina, «la legge proposta si scontra con le fragilità delle scuole. Per molti presidi, la norma non è applicabile senza ledere i diritti degli studenti».
La realtà è anche quella descritta dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, lunedì scorso ad Amatrice, a dieci anni dal terremoto, ha fatto presente che «la scuola è la leva più efficace di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia figli di immigrati. Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere».
La realtà è anche quella ricordata dal presidente dei vescovi italiani, il cardinale Matteo Zuppi che in apertura del Consiglio permanente della Cei, sempre lunedì scorso, ha detto (cfr pag. 11) che «educare significa accompagnare una persona a diventare libera, capace di cercare la verità, di riconoscere il bene, di entrare in relazione con gli altri».
Poi ha menzionato, tra le sfide proposte da Leone XIV nella Magnifica Humanitas, quella delle disuguaglianze educative. «Non possiamo accettare che il luogo di nascita – ha aggiunto – la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo».
La realtà è anche quella che narra di una norma sulla soglia del 30 per cento di alunni stranieri per ogni classe che già esiste, ma rimane di difficile attuazione perché le idee da sbandierare servono per aizzare le folle, ma non per affrontare le questioni della scuola italiana.
Per dirla ancora con papa Francesco, potrei concludere ricordando che «l’unità prevale sul conflitto» e che «il tutto è superiore alla parte». Se qualcuno volesse capire…
