Lettere
Festa di san Giovanni, storia di un profeta
La riflessione del lettore Massimo "Pepe" Pieri: "Non contraddire la Provvidenza"
Pubblichiamo, di seguito, una riflessione dell’affezionato lettore Massimo “Pepe” Pieri, su san Giovanni Battista, titolare della Cattedrale e patrono della città di Cesena.
Caro direttore,
oggi la Chiesa festeggia in modo solenne la natività di san Giovani Battista. Allora potrei aprire la mia chiacchierata presentandoti un mio (ipotetico) libro biografico che ha per titolo: “Giovanni è il suo nome. Storia di un profeta”. Il suo nome deriva dall’antico ebraico Yochanan, ed è composto da Yehō- (o Yah, che è l’abbreviazione di Yahweh, e da chānān, (passato remoto di avere) e quindi: Dio ebbe misericordia, o Dio mi fece grazia.
Dopo questo approfondimento etimologico passiamo direttamente al personaggio. È figlio di Zaccaria, un sacerdote della classe di Abia e di Elisabetta, una donna di nobili origini, della famiglia discendente direttamente da Aronne, il fratello di Mosè. Entrambi sono pii israeliti, ritenuti giusti tra il popolo. Elisabetta era sterile e in là con gli anni (Lc 1,5-7). Sono passati anni che sembrano secoli. Le preghiere e i sacrifici offerti al Tempio non hanno ottenuto nessuna risposta alla richiesta di un erede maschio (né tantomeno una femmina). È palese che la speranza era oramai dissolta come la neve al sole. Ma avviene un fatto, Zaccaria ricevette la visita di un messaggero celeste, l’arcangelo Gabriele: “Non temere Zaccaria la tua supplica è stata esaudita; tua moglie Elisabetta partorirà un figlio e lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno per la sua nascita. Infatti, sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevanda inebriante, sarà ricolmo di Spirito Santo fin dal grembo di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà al suo cospetto con lo spirito e la potenza di Elia per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti, per preparare al Signore un popolo ben disposto” (Lc 1, 13-17).
E qui è facile credere che l’anziano sacerdote possa pensare ad avere avuto un abbaglio o abbia capito male. D’altra parte, lui e sua moglie sono oramai due rami secchi pronti per il fuoco. Zaccaria dubita dunque di Dio, forse per l’età, o per altro che gli impedisce di credere. Eppure, dovrebbe ricordarsi a memoria i grandi eventi di Dio prima di lui: Sara moglie di Abramo, la consorte di Manoach che divenne la madre di Sansone. E poi Rebecca, Rachele, Anna che partorirà il profeta e giudice Samuele… e invece niente. Questo gli costerà una sonora punizione: il silenzio finché gli eventi non saranno accaduti. La sua lingua gli sarà annodata. Proferirà solo mugolii…
Proseguiamo. Questo stupendo brano ci allarga la mente e il cuore alla storia che celebreremo; di come Giovanni fu scelto prima del tempo come precursore, apripista, banditore del Messia. Sarà un nazireo, come abbiamo letto, un consacrato al Signore, già nel grembo di sua madre Elisabetta. Giovanni sarà il nuovo Elia? Sì. Con il suo spirito e la sua verve tuona, richiama Israele a prepararsi per la venuta del Messia (vedi Colletta delle Messe). Ma Giovanni si impone, attacca, come fece Elia prima di lui; la sua voce è una lama, un martello… “la scure posta alla radice” (Lc 3,9). Ne ha per tutti! Nessuno escluso, né tantomeno il re Erode Antipa, il suo stile di vita corrotto e lascivo non è né edificante né esemplare per il popolo di cui è stato chiamato a essere il tetrarca. E questo suo coraggio, di dire le cose in faccia e senza fronzoli, lo porterà a pagare con la sua vita. Ma lui è qui per questo e lui lo sa. La sua vita è del Signore. Arriverà a dire ai suoi discepoli: “Oportet crescere me minui” ovvero: “Lui deve crescere, io diminuire” (Gv 3, 30).
Le letture di questa festa aprono con il profeta Isaia (Is 49,2-6) che ci presenta in anticipo come dovrà essere il profeta, colui che è stato formato da Dio prima del grembo della madre dovrà preparare l’avvento del Messia. Luca in (At 13,22-26) nella seconda lettura, sottolinea e conferma quanto Giovanni fece. Sempre Luca, ma stavolta nel suo Vangelo (Lc 1,57-66.80) ci racconta per filo e per segno i momenti in cui Elisabetta partorisce Giovanni, lo dà alla luce, lo dà al mondo, darà inizio al suo ministero profetico.
E ritorniamo all’inizio per concludere questa chiacchierata con un teatrino tra Elisabetta, i parenti e i sacerdoti venuti per circoncidere il bimbo e imporgli il nome. Visto che Zaccaria è muto per divina punizione, chiesero a Elisabetta quale nome avessero scelto per il loro bambino: e lei rispose: “Si chiamerà Giovanni”. E allora gli risposero che nessuno della sua famiglia portava questo nome, quindi, non avrebbe avuto senso chiamarlo con tal nome. Zitto zitto interviene Zaccaria che vuol dire la sua ma visto che non può parlare perché la lingua gli era stata “legata”, prese una tavoletta incerata e sopra vi incise (il titolo del mio ipotetico romanzo): “Giovanni è il suo nome”. Sia lode a Dio. Improvvisamente la lingua si sciolse e l’anziano sacerdote poté esplodere in un inno di gioia e ringraziamento per il dono ricevuto (che noi recitiamo ogni giorno alle lodi mattutine).
Zaccaria imparò dai suoi sbagli la lezione: non bisogna mai contraddire la Divina Provvidenza e noi?
Grazie per il tempo e lo spazio. Buona festa.
Massimo “Pepe” Pieri