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Papa Leone nella regione più ferita del Camerun: “Il Signore ci ha scelti come operai portatori di pace”
"Guai - ha detto il Santo Padre - a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici e politici"
Di fronte a un “mondo a rovescio”, fatto da chi investe in armi, da chi depreda le risorse di un Paese, da chi provoca “una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine”, i poveri sono “la luce del mondo”.
Papa Leone XIV al suo secondo giorno in Camerun, parla da messaggero di pace alla comunità di Bamenda, nel nord-ovest del Paese, luogo stravolto dalla violenza tra separatisti anglofoni e forze del governo centrale, una crisi dimenticata dal mondo, che in dieci anni circa ha prodotto migliaia di morti e centinaia di migliaia di sfollati, che ha visto le sofferenze dei più piccoli e anche il sacrificio di diversi rappresentanti della Chiesa, che continua incessantemente a portare il suo messaggio evangelico.
Gli appelli del Papa risuonano durante l’incontro di pace nella cattedrale di San Giuseppe, un momento di grande intensità scandito da canti ma soprattutto dall’entusiasmo dei fedeli, forse ancora increduli che Leone XIV possa aver scelto anche Bamenda come tappa del suo viaggio in Camerun. La partecipazione è totale, tra i banchi divisi in settori coloratissimi, vi sono tutte le componenti di questa società segnata da povertà e e distruzione. Rappresentanti delle chiese protestanti, della religione islamica, sacerdoti, religiosi, catechisti e fedeli dei gruppi linguistici ascoltano le parole del Pontefice in un clima di fraternità, sostenuta dalla tregua decretata dai gruppi separatisti in occasione della sua visita. Il segno tangibile della necessità e del desiderio di udire parole di consolazione e di pace in una “martoriata regione”, la definisce Leone, una comunità travolta “da dolore” che però, mai abbandonata da Dio, può ricominciare.
Gli operatori di pace e i signori della guerra
“Beati gli operatori di pace – ha detto il Papa -. Guai, invece, a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici e politici, trascinando ciò che è santo in ciò che vi è di più sporco e tenebroso. Sì, cari fratelli e sorelle, voi affamati e assetati di giustizia, voi poveri, misericordiosi, miti e puri di cuore, voi che avete pianto siete la luce del mondo”.
Il mandato a essere “olio che si riversa sulle ferite umane” viene affidato da Leone XIV proprio ai poveri, con l’indicazione di non perdere mail la propria identità, continuando ad essere “il sale che dà sapore a questa terra”, facendo tesoro di ciò che è stato condiviso “nell’ora del pianto”. E c’è poi il “lavoro immenso” di sostegno a chi è stato vittima di violenza. Il Papa si rivolge alle donne, laiche e religiose, che portano avanti questa opera di accompagnamento, nonostante i rischi che si corrono in una terra dove “i signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a riscostruire. Fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare. Chi rapina la vostra terra delle sue risorse, in genere investe in armi buona parte dei profitti, in una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine.
Colombe per la pace
Leone XIV si congeda da Bamenda affidando al suo popolo il compito di riconciliarsi e di servire, unito, la pace, “ognuno nella propria vocazione”. Sul sagrato della cattedrale di San Giuseppe, papa Leone, al termine dell’incontro per la pace, ribadisce che “il Signore ci ha scelti tutti come operai portatori di pace in questa terra”, invitando poi a pregare: “Mentre liberiamo queste colombe bianche, simbolo di pace – sono le sue parole – la pace di Dio scenda su tutti noi, su questa terra, e ci mantenga tutti uniti nella Sua pace”.
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