Psicologia della vita quotidiana

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La rubrica, tenuta da Mirella Montemurro (psicologa/psicoterapeuta), si propone di osservare il mondo attraverso una “lente” psicoanalitica.

Ogni ultima settimana del mese, la rubrica parla di relazioni, educazione dei figli, disagi psicologici e loro cura, fatti di cronaca locale e nazionale.

Dopo questa dolorosa e assurda tragedia ci si può ritrovare come quei topolini privi di speranze. Sconfortati, addolorati, rassegnati. È forte, violenta l’immagine del crollo. Può intaccare la nostra visione del mondo e di noi stessi, comportando una pessimistica e rassegnata idea del futuro.

L'adolescente di oggi è un narciso, spavaldo e fragile. Non prova senso di colpa poiché vive all’interno di una cornice educativa priva di limiti.

Ci sono paure dove il pericolo non è visibile né definibile. Gli psicologi indicano queste situazioni come stati fobici: agorafobia (paura dei luoghi aperti), claustrofobia (paura di restar rinchiusi) e altre fobie come quella di animali non pericolosi.

La persona è poliedrica. Dentro di noi ci sono più parti autonome. Alcuni psicoanalisti descrivono il mondo interno come una rappresentazione teatrale.

Cesare Musatti, considerato il padre della psicoanalisi italiana, nel suo libro Mia sorella gemella la psicoanalisi, raccontava che intorno ai quarant’anni iniziò a soffrire di attacchi di panico.

Stiamo assistendo a un’ondata di furti e atti vandalici. Nel mirino dei ladri vi sono abitazioni, veicoli o attività commerciali. Secondo i sociologi le razzie sono legate all’aumento della povertà, alle ridotte prospettive future e a una scarsa integrazione delle minoranze etniche. Per la ferocia e la brutalità con cui si manifestano vi è plausibilmente una rilevante componente rabbiosa che accompagna questi atti criminali. Ma cosa accade nella mente della vittima?