Editoriale

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L'editoriale della settimana

Siamo sempre più vecchi. Le culle rimangono vuote, in maniera desolante, ma proseguiamo nel leggere dati allarmanti senza prendere coscienza della loro incidenza sugli anni a venire.

Bellissimo. È il commento che mi è uscito al termine della lettura del documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune sottoscritto lunedì scorso da papa Francesco e dal grande imam di Al-Azar Ahmad Al-Tayyeb. È un testo da leggere d’un fiato, prima di giudicarlo e liquidarlo. Un esercizio facile da compiere cui invito tutti i lettori.

È stata la Gmg degli incontri, come è successo nelle altre occasioni, certamente. Stavolta, però, i volti e i rapporti con le persone sono stati ancora più decisivi delle precedenti edizioni. I padroni di casa hanno aperto le loro abitazioni e si sono prodigati come nessuno si poteva attendere.

Qua a Panama city si vive già un’aria di festa. Se il cuore della città finanziaria appare ancora un po’ indifferente verso la Giornata mondiale della gioventù, i preparativi fervono ovunque nelle strade della capitale del piccolo Stato centroamericano.

Il giudizio sui comportamenti, ci insegnano i Vangeli che salvano sempre le persone, non può andare a corrente alternata. Neppure quando si parla di tifo da stadio che da stadio non è più da troppo tempo, ma è diventato un pensiero, un modo, purtroppo, di intendere la nostra convivenza.

Ci siamo scambiati gli auguri e lo abbiamo fatto pensando a un futuro carico di novità positive. Poi ci risvegliamo dalla sbornia dei giorni di festa e ci rendiamo conto che siamo chiamati a fare i conti con la realtà.

I no, ci ricordavano i nostri educatori, sono i binari entro i quali si cresce e ci si forma. Sono i sostegni degli alberi ancora giovani che altrimenti si piegherebbero al primo vento.

I proclami hanno lasciato il posto a dichiarazioni più distensive. Gli slogan sguaiati sembrano svaniti. Si tenta di recuperare il recuperabile. Non si vuole rompere con l’Ue. Lo strappo prospettato, ora pare non interessare quasi a nessuno.

In un tempo in cui pare che tutto debba essere ricondotto alla legge di mercato, il valore del pluralismo nell’informazione torna a essere al centro del dibattito.