Editoriale

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L'editoriale della settimana

Dire Pasqua è dire rinascita. Per noi la rinascita è ri-accogliere e re-incontrare una Persona: Cristo, risorto da morte, vivo in mezzo a noi! E in Lui, risorto, risorgono gli uomini e le donne, la creazione e la storia.

In vista della tornata amministrativa del 26 maggio che vede coinvolte diverse amministrazioni del nostro territorio si è risvegliata un’antica passione. E che questa fosse terra di accesi dibattiti e di schermaglie più che vivaci, lo aveva ricordato anche papa Francesco nel suo famoso discorso in piazza del Popolo la mattina del primo ottobre 2017.

Un forte richiamo alla sinodalità. Non perché si debbano per forza realizzare insieme certe scelte, ma perché se si desidera vivere la stessa esperienza di fede, “dopo un sano confronto, condotto nella carità e nel rispetto reciproco”, siamo tutti “chiamati a imboccare la strada indicata dal pastore”.

Sono cresciuto con l’idea dello statista, dell’uomo che, prima prestato alla politica, poi si dedica alla gestione della causa comune. Di tutti, nessuno escluso. Non solo di quelli che lo hanno eletto.

Oggi nella politica italiana quasi tutti i cristiani lavorano contro gli ideali del Vangelo.

Le ceneri non vanno di moda. Anzi. Va di moda l’esatto contrario, come ha messo in evidenza il vescovo Douglas. Allora parlare di Quaresima rischia di fare sorridere. Parlare di Dio, ricordava un altro presule sempre in questi giorni, non accade ormai più nei luoghi pubblici.

Questa settimana vado a prestito da due autori. Il primo è il poeta romano Trilussa. Il secondo è don Claudio Stercal di Milano che ogni lunedì diffonde via email un pensiero per l’inizio della settimana. Meritano un minuto del nostro tempo.

Abbiamo, noi italiani, giustamente espresso tutta la nostra rabbia, il nostro sdegno, addirittura il nostro rancore. Ma ci rendiamo conto che questo non basta. Meritiamo di più di una propaganda continua.

Per non rompere con l’ingombrante alleato che sta facendo il pieno nei sondaggi (ormai la Lega è data stabilmente al 35 per cento dei consensi) Di Maio e soci hanno preferito rischiare un’ulteriore spaccatura al loro interno.

Siamo sempre più vecchi. Le culle rimangono vuote, in maniera desolante, ma proseguiamo nel leggere dati allarmanti senza prendere coscienza della loro incidenza sugli anni a venire.