Editoriale

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L'editoriale della settimana

Perché questo accanimento e questa confusione sulla Chiesa cattolica, sul magistero di Papa e vescovi, sulla libertà di poter liberamente manifestare la propria fede ed educare secondo il proprio credo?

Nel momento in cui ci stiamo riappropriando di una certa normalità, questa metafora pallonara ci aiuta a stare uniti, come quando nelle case, nei bar, nei parchi pubblici e nei bagni al mare in queste settimane ci si raduna per vedere insieme la partita degli azzurri. Tutti a tifare per la stessa maglia. Nonni e bambini, adulti e ragazzi, senza distinzione

In un’esistenza c’è tutta l’umanità. Ce lo siamo detti più volte e nell’occasione vissuta in diretta sabato sera l’abbiamo sperimentato ancora. Ciò non significa che ci possiamo dimenticare di chi combatte ogni giorno per la propria esistenza

Un anno sottratto ai 16 o ai 20 finora vissuti è molto di più di uno da togliere a chi ne ha 50 o 60 o 70

Delle questioni affrontate dal vescovo Douglas è possibile stilare una graduatoria? Oppure, è possibile per un credente selezionare ed evidenziare quella più vicina alla propria sensibilità? Sarebbe come dire che del Vangelo (ma accade anche con quello) si sceglie l’episodio delle nozze di Cana e si lascia perdere la parabola del Buon samaritano

Credo sia interessante porsi una domanda: cosa possiamo fare noi perché nella Chiesa arrivi davvero l’ora dei laici?

Chi scrive ha avuto l’onere e il privilegio di visitare Gaza city. Era il novembre 2015. Sul numero 42 del Corriere Cesenate di quell’anno raccontai di un’esperienza ai limiti del possibile. Ora, a distanza di cinque anni e mezzo, ho riletto quei pezzi e mi sono confrontato con più persone

Sostenere la famiglia non solo è un dovere. È una necessità

Due mesi fa eravamo a 140 mila somministrazioni quotidiane. Direi che è bene non dimenticarlo. In un Paese come il nostro dove la memoria storica ormai si aggira attorno alla giornata, è doveroso in questo caso ricordare da dove si è partiti. Ed è doveroso pure riconoscere i meriti a chi ha agito e rischiato in prima persona

Per le sfide importantissime che ci attendono siamo a chiamati a pensare con il noi e non in prima persona singolare. Il bene superiore di tutti, al posto di quello dei singoli. Comunità anziché individui