Villaggio globale

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Rubrica a cura di Ernesto Diaco

Un ufficio speciale, in Vaticano, per mettere in rete tutte le esperienze in atto nel mondo per raggiungere i giovani tramite la rete digitale. È una delle proposte emerse durante i lavori del Sinodo dei vescovi sui giovani, a dimostrazione di come la “pastorale digitale” abbia ormai raggiunto i livelli più alti e le Chiese di tutti i continenti.

I nostri figli non sono solo nativi digitali, ma anche “precoci digitali”. È uno dei particolari che emerge dalla prima ricerca Auditel-Censis sugli stili di vita delle famiglie italiane, presentata il 25 settembre scorso a Roma.

Nel giro di pochi giorni abbiamo appreso di Igor, 14 anni, morto soffocato a causa di un gioco estremo che stava seguendo su internet, e di Andrea, il 15enne precipitato dal tetto di un centro commerciale su cui era salito probabilmente per scattarsi un selfie ad alto tasso di spettacolarità ed emozione.

Circola online una simpatica e significativa vignetta. Nella metà superiore è riportata un'immagine degli antichi geroglifici egiziani; sotto, invece, un'ampia rassegna di emoticon, le “faccine” che imperversano nelle chat e nei messaggi digitali. A corredo, un breve testo: “4000 anni e siamo tornati alla stessa scrittura”.

"Penso che Facebook, che pure ha contribuito a cambiare il mondo, nel frattempo lo stia cambiando in peggio!”. È quanto scriveva il 31 luglio scorso sulla propria “bacheca” don Gennaro Matino, sacerdote napoletano noto al grande pubblico per i suoi libri e articoli su temi di spiritualità e attualità.

Un campo scuola per comunicare meglio sui social network. È la proposta che la Conferenza episcopale dell’Umbria fa ai giovani della regione, appassionati di comunicazione, di età fra i 18 e i 30 anni.

Le applicazioni per lo smartphone sono lo strumento che più di tutti ha trasformato la nostra vita negli ultimi anni, tanto che, grazie ad esse, il numero di utenti che si connettono da dispositivi mobili - quali appunto i telefonini di ultima generazione e i tablet - hanno superato coloro che si collegano alla rete dai “vecchi” computer. Fra queste, da qualche mese ce n'è anche una che apre le porte delle chiese.

Approfittando della giornata mondiale delle comunicazioni sociali e dell’assemblea generale dei vescovi italiani, che si celebrano ogni anno nel mese di maggio, in questo periodo si tirano alcune somme dell’attività dei  media nazionali che fanno capo alla Chiesa italiana.

È giunto il tempo della pastorale 3.0, ossia di mettere la tecnologia a servizio delle comunità, puntando sulla capacità dei nuovi media di diffondersi in tutte le direzioni ed essere generativi di relazioni.

I mezzi di comunicazione “devono essere usati con sobrietà e discrezione, non solo riguardo ai contenuti, ma anche alla quantità delle informazioni e al tipo di comunicazione”. È tutta qui la frase dell’istruzione vaticana “Cor Orans” sulla vita contemplativa femminile che ha fatto titolare alcuni giornali: “Sì ai social per le suore di clausura” o “Le monache diventano social” o addirittura un ironico “Suor Facebook”, con evidente sproporzione fra i contenuti del documento della Santa Sede e la sua riduzione giornalistica.