Dalla Chiesa

“Collaborare con la grazia di Dio per diffondere una ‘cultura eucaristica’, un modo di pensare e di operare fondato sul Sacramento ma percepibile anche al di là dell’appartenenza ecclesiale”. È l’invito rivolto da papa Francesco stamani ai partecipanti alla plenaria del Pontificio comitato per i Congressi eucaristici internazionali

Non solo una ricorrenza, ma un'occasione per riflettere sul senso della vita

Sia la visione teologica, sia le relative declinazioni della missione, non possono prescindere da quegli uomini e quelle donne che hanno fatto la scelta di andare fino agli estremi confini del mondo. Ma proprio perché “Dio è giovane”, è importante non solo sapersi mantenere giovani, ma anche accettare le istanze del rinnovamento

Sono state lette oggi, in Aula, le relazioni dei 14 Circoli Minori sulla terza parte dell'Instrumentum laboris. A conclusione della terza settimana del Sinodo dei vescovi sui giovani, in corso in Vaticano fino al 28 ottobre, diamo voce ai tre Circoli di lingua italiana

Ci sarà anche il volto indigeno della Chiesa alla Gmg di Panama. Si stimano in oltre mille i giovani indigeni, provenienti da diverse parti del mondo, che prenderanno parte all’incontro mondiale della gioventù indigena (Imgi) che avrà luogo nei giorni precedenti la Gmg (dal 17 al 21 gennaio), a Soloy, comarca indigena di Ngäbe-Bugle, diocesi panamense di David.

Qual è il contributo che i padri sinodali e partecipanti dal Medio Oriente stanno dando a questo Sinodo? "Mancano ancora diversi giorni - risponde monsignor Pierbattista Pizzaballa - e alcuni padri devono ancora parlare. È vero che c’è bisogno di pane, di giustizia, di prospettive sociali ma abbiamo anche bisogno di riconciliazione nelle nostre comunità, di dialogo.

La pratica del Vangelo è di molto superiore al variare delle civiltà e delle mode culturali. "Cristo non ci ha indicato un programma facile, ma un programma difficile, arduo, pieno di sacrifici. È un Vangelo esigente, invadente dei nostri interessi, difficile. Non lo si può seguire se si è deboli, fiacchi, vili, se si antepongono gli interessi subalterni a quelli superiori dello spirito: il dovere, la giustizia, il bene comune"

Papa Francesco ha aperto il Sinodo con un'omelia incentrata su due verbi - sognare e sperare - per "guardare direttamente il volto dei giovani", senza lasciarsi condizionare da "profeti di sventura" o da "errori e peccati" anche di figli della Chiesa. No ad "autopreservazione e autoreferenzialità", sì allo sguardo profetico di Paolo VI e alla sua fiducia nei giovani, che la Chiesa non può lasciare nelle mani dei "tanti mercanti di morte". Nell'ampio discorso di apertura, durato più di mezz'ora e lungamente applaudito, un "grazie" ai giovani e l'invito a dialogare tra le generazioni uscendo da pregiudizi e stereotipi. Perché il risultato del Sinodo non è "solo un documento".

Tanti i volti che, tra pellegrini, soci e volontari, animano il pellegrinaggio nazionale promosso da Unitalsi in occasione del 115° anniversario associativo. Dalle espressioni commosse di chi si immerge nelle piscine ai barellieri che, nonostante il caldo di questo settembre insolitamente estivo tra i Pirenei, non cessano un istante di svolgere la propria attività di volontariato, alla dolcezza delle sorelle che con la loro inconfondibile divisa bianca hanno una parola per tutti.

Al termine dell'udienza di oggi, il Papa ha annunciato un Messaggio indirizzato ai cattolici cinesi e alla Chiesa universale, pubblicato quasi in contemporanea con le sue parole. L'obiettivo: fugare ogni dubbio dopo la pubblicazione dell'Accordo Provvisorio firmato a Pechino.