Editoriale

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L'editoriale della settimana

Abbiamo, noi italiani, giustamente espresso tutta la nostra rabbia, il nostro sdegno, addirittura il nostro rancore. Ma ci rendiamo conto che questo non basta. Meritiamo di più di una propaganda continua.

Per non rompere con l’ingombrante alleato che sta facendo il pieno nei sondaggi (ormai la Lega è data stabilmente al 35 per cento dei consensi) Di Maio e soci hanno preferito rischiare un’ulteriore spaccatura al loro interno.

Siamo sempre più vecchi. Le culle rimangono vuote, in maniera desolante, ma proseguiamo nel leggere dati allarmanti senza prendere coscienza della loro incidenza sugli anni a venire.

Bellissimo. È il commento che mi è uscito al termine della lettura del documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune sottoscritto lunedì scorso da papa Francesco e dal grande imam di Al-Azar Ahmad Al-Tayyeb. È un testo da leggere d’un fiato, prima di giudicarlo e liquidarlo. Un esercizio facile da compiere cui invito tutti i lettori.

È stata la Gmg degli incontri, come è successo nelle altre occasioni, certamente. Stavolta, però, i volti e i rapporti con le persone sono stati ancora più decisivi delle precedenti edizioni. I padroni di casa hanno aperto le loro abitazioni e si sono prodigati come nessuno si poteva attendere.

Qua a Panama city si vive già un’aria di festa. Se il cuore della città finanziaria appare ancora un po’ indifferente verso la Giornata mondiale della gioventù, i preparativi fervono ovunque nelle strade della capitale del piccolo Stato centroamericano.

Il giudizio sui comportamenti, ci insegnano i Vangeli che salvano sempre le persone, non può andare a corrente alternata. Neppure quando si parla di tifo da stadio che da stadio non è più da troppo tempo, ma è diventato un pensiero, un modo, purtroppo, di intendere la nostra convivenza.

Ci siamo scambiati gli auguri e lo abbiamo fatto pensando a un futuro carico di novità positive. Poi ci risvegliamo dalla sbornia dei giorni di festa e ci rendiamo conto che siamo chiamati a fare i conti con la realtà.

I no, ci ricordavano i nostri educatori, sono i binari entro i quali si cresce e ci si forma. Sono i sostegni degli alberi ancora giovani che altrimenti si piegherebbero al primo vento.